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L’equity crowdfunding continua a crescere

Nasce il nuovo regolamento europeo per l’equity crowdfunding: scopriamo cos’è, come funziona e in che modo può aiutare a finanziare startup e PMI

L’equity crowdfunding continua ad affermarsi in Italia come forma di finanza alternativa per le startup e le piccole e medie imprese (PMI). La pandemia non ha fermato il suo sviluppo e anche per il 2021 le aspettative di crescita rimangono alte. La speranza è che si tragga il meglio da un contesto normativo sempre più favorevole anche grazie all’introduzione del nuovo regolamento UE per il crowdfunding. Ma vediamo innanzitutto cos’è e come funziona l’equity crowdfunding, lo stato dell’arte e la normativa che disciplina la materia.

Equity crowdfunding: cos’è e come funziona

L’Equity Crowdfunding è una forma di investimento che consente di finanziare startup e PMI costituite in forma di Società di Capitali, attraverso piattaforme online autorizzate da Consob, erogando un contributo finanziario in cambio di quote di partecipazione della società con diritti di tipo patrimoniale e amministrativo.

Il modello equity–based prevede quindi che il finanziamento avvenga sotto forma di capitale di rischio e che l’investitore diventi socio a tutti gli effetti della società che propone il progetto imprenditoriale.

In pratica, l’imprenditore che ha dei progetti e delle necessità, ma non i tutti i fondi per realizzarli o soddisfarli, può provare ad accedere a risorse economiche di terzi lanciando una raccolta di finanziamento su una piattaforma online autorizzata. Sulla piattaforma verranno esplicitate tutte le informazioni inerenti al progetto e fissato il target di raccolta che dovrà essere raggiunto entro la fine della campagna.

L’investitore che ritiene promettenti la società e il progetto, effettua un investimento e acquista una quota della proprietà della società diventandone socio, allo scopo di ottenere dividendi dal capitale posseduto ed eventualmente capital gain dalla vendita della propria quota. In caso di buon esito della campagna, l’impresa incassa gli investimenti e procede con il suo business plan. In caso di mancato raggiungimento del target, gli investimenti non vengono finalizzati e il sostenitore non perde nulla.

Equity crowdfunding: lo stato dell’arte

Nel 2020 l’equity crowdfunding in Italia realizza un nuovo record, raggiungendo i 251 milioni cumulativi (negli ultimi sei anni). Non solo. Con oltre 122 milioni di euro, nel solo 2020 il comparto è cresciuto del 95% rispetto all’anno precedente, secondo i dati elaborati da Starteed. Un risultato che conferma il consolidamento di un segmento che continua a riscuotere successi, nonostante la crisi dovuta alla pandemia e che vale circa il 31% della raccolta complessiva del crowdfunding.

L’immobiliare continua a crescere attirando investitori retail, grazie a rendimenti elevati e si confermano attrattivi anche veicoli di investimento che hanno mitigato il rischio legato all’investimento in singole startup.

dopo l’incertezza dei mesi estivi sulle prospettive future, l’equity ha riaccelerato in modo consistente in autunno perché le startup avevano bisogno di capitali per affrontare le difficoltà o sostenere una domanda più grande: penso alle realtà attive nel food delivery, intrattenimento online, ecommerce

Claudio Bedino, ceo di Starteed

Diverse campagne hanno finanziato le startup impegnate nella riconversione digitale del proprio business.

Il trend è sicuramente molto positivo ma bisogna comunque considerare che il mercato italiano soffre di nanismo rispetto agli altri mercati nazionali. Il motivo emerge dalla lettura dei dati Aifi: il valore del venture capital in progetti seed, cioè progetti in fase iniziale tipici nell’equity, vale circa 100 milioni all’anno. In Francia si aggira su 1,5 miliardi. Questo perché generalmente in Italia si investe sulla propria impresa, non sull’impresa di altri

Alessandro M. Lerro presidente dell’Associazione Italiana Equity Crowdfunding e Comitato scientifico di Assofintech

Quali sono le piattaforme di equity crowdfunding in Italia

Secondo l’osservatorio CrowdInvesting del politecnico di Milano, al 30 giugno 2020 in Italia risultavano autorizzati da Consob 42 portali di equity crowdfunding, 7 in più rispetto all’anno scorso. Fra gli autorizzati, 40 sono iscritti alla sezione ‘ordinaria’ mentre solo due, attualmente inattivi (Unicaseed.it e Tifosy.com) sono iscritti alla sezione ‘speciale’.

Fonte: Osservatorio Crowdinvesting

La Figura mostra una mappatura di tutte le piattaforme di equity crowdfunding in Italia, comprese quelle inattive, raggruppate sulla base delle diverse strategie di posizionamento implementate. È possibile identificare un cluster di portali che hanno deciso di verticalizzarsi su comparti ben specifici (come ad esempio l’immobiliare, le life sciences, l’energia, la finanza d’impatto).

Una seconda chiave di distinzione è relativa al target di investitori. La quasi totalità̀ dei portali si rivolge al pubblico ‘indistinto’ dei finanziatori su Internet, dando la possibilità̀ di osservare e valutare tutte le informazioni sulle singole campagne. All’opposto alcune piattaforme utilizzando il modello del ‘club deal’, dando questa opportunità ad un selezionato gruppo di investitori che versano una fee di ingresso annuale.

Doorway ha invece adottato un modello intermedio, secondo il quale le campagne aperte sono visibili a tutti, ma solo gli investitori selezionati dalla piattaforma possono conoscere i dettagli in termini di business plan, target di raccolta e valutazione.

Equity crowdfunding: il regolamento Consob

Con l’intento di favorire la nascita e lo sviluppo di imprese e startup innovative, l’Italia è stato il primo paese dell’Unione Europea a dotarsi di un corpus normativo specifico per regolamentare il fenomeno dell’equity crowdfunding, attraverso l’emanazione del D.L. del 18 Ottobre 2012 n.179 (c.d. “Decreto crescita bis”) convertito con modificazioni con Legge 17 novembre 2012, n. 221.

Tale provvedimento ha demandato l’adozione di una disciplina specifica in materia alla CONSOB che, in data 26 giugno 2013 con delibera n. 18592, ha adottato il regolamento in materia di “Raccolta di capitali di rischio da parte di startup innovative tramite portali online”. Con il successivo Decreto-Legge del 24 Gennaio 2015 n.3 (c.d. “Investment Compact”) la possibilità di raccogliere capitali di rischio online tramite le piattaforme autorizzate, viene estesa anche alle PMI Innovative e, con la Legge di Bilancio 2019, a tutte le PMI.

Come funziona il nuovo regolamento europeo sull’equity crowdfunding

Il regolamento 2020/1503, (pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’Union Europa il 20 ottobre 2020), interviene sugli European crowdfunding service providers (Ecsp). La disciplina offre la possibilità alle piattaforme di raccogliere capitali in tutta Europa, anche in paesi in cui gli utenti hanno una propensione all’investimento più alta e

sono interessati alle imprese italiane, penso soprattutto a quelle tecnologiche e immobiliari

Alessandro M. Lerro presidente dell’Associazione Italiana Equity Crowdfunding e Comitato scientifico di Assofintech

La nuova normativa europea prevede che le piattaforme dovranno fornire agli investitori un key investment information sheet (KIIS) in cui dovrà essere riportata una chiara informativa circa i rischi finanziari e i costi che potranno sopportare, inclusi i rischi di insolvenza e i criteri di selezione dei progetti.

Le nuove piattaforme di equity crowdfunding saranno autorizzate ad operare solo se l’autorizzazione sarà rilasciata dalle autorità nazionali. Il compito di sorvegliare e vigilare sull’operato delle piattaforme rimane in mano alle autorità nazionali antitrust. mentre il ruolo dell‘Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA-European Securities and Markets Authority) sarà, invece, quello di facilitare la cooperazione tra i diversi Paesi membri.


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