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Investimenti in startup e PMI innovative: lo sviluppo di una nuova asset class

Investire a sostegno della crescita dell’economia reale è ormai diventata, da qualche anno, un’opzione concreta e accessibile anche su aziende non quotate come le Start up o le PMI Innovative. Questo anche grazie a un contesto normativo (p.es. attraverso il Fondo Nazionale Innovazione e le diverse leggi che incentivano la nascita di nuove imprese e la digitalizzazione), fiscale ed economico che sta favorendo la crescita di capitali di rischio investiti direttamente per favorire lo sviluppo di nuovi progetti imprenditoriali.

La felice compresenza di queste opportunità ha creato e sta facendo crescere una nuova asset class di investimento, basata sull’economia reale, attraverso l’immissione di capitali di rischio in aziende non quotate, in particolare startup, scale up e PMI innovative. Sebbene si tratti di investimenti illiquidi, ovvero che non possono essere agevolmente smobilitati come gli investimenti in aziende quotate, trovano attenzione crescente per la possibilità dei multipli notevoli che possono generare, una volta che si arrivi a una exit favorevole.

Vediamo nel dettaglio cosa sta rendendo questa tipologia di investimenti sempre più appetibile.

La crescita del Venture Capital

Sebbene nel 2020 il Venture Capital abbia raggiunto la cifra record di 650 milioni € investiti, l’Italia si colloca al 10° posto in Europa, con un’incidenza sul PIL dello 0,02% a fronte dello 0,13% di Francia e Germania e dello 0,29% del Regno Unito. Un ruolo fondamentale in questa crescita è giocato dal ruolo di Cassa Depositi e Prestiti (CdP) che intende rendere il Venture Capital un asse portante dello sviluppo economico del Paese sia investendo in modo efficace e rapido la dotazione del Fondo Nazionale Innovazione sia creando i presupposti per una crescita sostenibile dell’intero ecosistema italiano del Venture Capital. Dal 2015 a oggi, CdP ha già lanciato 8 fondi per oltre un miliardo di euro e nel 2021 ne lancerà altri 3 per 350 milioni.

L’obiettivo è creare un ecosistema di oltre 1.000 startup con 15-20 acceleratori di nuova generazione e un’attrazione complessiva di 3 miliardi di euro di Venture Capital.

La crescente presenza del Venture Capital rappresenta un notevole incentivo, soprattutto in chi desidera investire negli stadi iniziali di una startup (Seed e Early Growth) in quanto l’eventuale ingresso di un VC, oltre a offrire possibilità di exit, rappresenta di solito un forte impulso alla crescita al capitale dell’azienda, moltiplicando il valore delle quote degli investitori iniziali.

Il ruolo dell’Equity Crowdfunding e dell’Equity Investing online

A fianco dei fondi di Venture Capital, i Business Angel hanno svolto, da tempo, il ruolo di operatori privati impegnati nell’investimento e nella crescita di nuove realtà imprenditoriali. Seppure con importi più ridotti rispetto a quelli investiti dai fondi, intervengono su startup o PMI innovative a uno stadio iniziale dello sviluppo, apportando capitali e, soprattutto, competenze che in molti casi consentono a queste imprese di raggiungere le dimensioni necessarie a essere considerate dai fondi. Negli ultimi due anni è molto cresciuto l’Equity Crowdfunding, che ha notevolmente ampliato la platea del Venture Capital, coinvolgendo anche investitori non necessariamente esperti e in grado di contribuire con somme ridotte. Sono oggi attive 47 piattaforme che hanno promosso con successo 504 campagne con un totale di raccolta pari a circa 230 milioni € di capitale di rischio. Secondo i dati pubblicati nel 5° Report Italiano sul Crowdinvesting realizzato dagli Osservatori Entrepreneurship & Finance del Politecnico di Milano, i 12 mesi tra luglio 2019 e giugno 2020 hanno segnato un record con oltre 76 milioni di raccolta con una crescita del 56% rispetto al periodo precedente. Non solo. Il primo semestre 2020 ha segnato un aumento del 43% rispetto allo stesso periodo del 2019, indicando un evidente trend di crescita ormai consolidato.

La crescita del mercato, gli interventi normativi operati da Consob e la crescente maturità del comparto iniziano a produrre una diversificazione tra gli operatori che possiamo distinguere in 3 macrocategorie:

  • le piattaforme retail generaliste (ovvero che offrono a un pubblico allargato di investitori con diverso livello di esperienza e capacità di spesa, progetti di settori merceologici diversi),
  • piattaforme retail specializzate (in particolar modo le piattaforme Real Estate che offrono progetti immobiliari)
  • piattaforme generaliste ma rivolte a un pubblico di investitori professionali (come i Private Banker, i Family Office o i consulenti finanziari) o qualificati (come i Business Angel) oppure a investitori affluent (i cosiddetti Ultra High o High Net Worth Individual – UHNWI o HNWI), spesso rappresentati da manager o imprenditori che intendono diversificare il proprio patrimonio.

Proprio questo ultimo segmento di mercato, che potremmo chiamare investitore consapevole o, seguendo la definizione dell’Associazione Italiana Private Banker (AIPB), investitore semiprofessionale, rappresenta un mercato potenziale di 700 miliardi di euro.

Le agevolazioni fiscali per investimenti in start up e PMI innovative

Il terzo elemento che sta spingendo questa asset class è rappresentato dalle agevolazioni fiscali. Secondo il decreto attuativo del MISE, pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 15 febbraio 2021, l’investimento in startup e piccole e medie imprese innovative effettuato da persone fisiche, introdotto dal Decreto Rilancio n. 34/2020, gode di una detrazione fiscale del 50% fino a un importo massimo annuale di 100.000 €. La somma sale a 300.000 euro per gli investitori in PMI innovative. La detrazione è valida purché si mantenga l’investimento per almeno tre anni.

Secondo quanto disposto dall’articolo 4 del decreto attuativo, l’agevolazione fiscale consiste in una detrazione così strutturata:

  • detrazione dall’imposta lorda del 50% dell’investimento effettuato in startup innovative, fino ad un massimo di 100.000 euro annui, e per un ammontare pari quindi a 50.000 euro;
  • detrazione dall’imposta lorda del 50% dell’investimento effettuato in PMI innovative, fino ad un massimo di 300.000 euro annui, per un ammontare di detrazione non superiore a 150.000 euro. Per gli investimenti che superano il limite di cui sopra, sulla parte eccedente ed in ciascun periodo d’imposta, si potrà detrarre un importo pari al 30% dell’eccedenza, nel limite di 200.000 euro in tre esercizi finanziari.

Se la detrazione spettante supera l’imposta lorda, è ammesso il riporto dell’eccedenza nel periodo d’imposta successivo, per un massimo di tre anni.

Sono detraibili sia gli investimenti effettuati direttamente nel capitale sociale delle imprese e delle startup innovative (regolarmente iscritte nell’apposita sezione speciale del registro delle imprese) che quelli effettuati indirettamente, tramite organismi di investimento collettivi del risparmio.

Anche l’investimento in start up o PMI innovative tramite PIR (Piani Individuali di Risparmio), uno strumento ancora poco utilizzato per questo fine, offre vantaggi fiscali .

Se la detrazione fiscale, in questo caso, è ridotta al 30% del capitale investito, il PIR offre però una certa misura di protezione del capitale in quanto permette di portare in detrazione anche il 20% delle eventuali minusvalenze che si dovessero registrare al momento della exit.

La crescita di una cultura digitale nella finanza

Ultimo tassello di questo quadro favorevole è rappresentato dalla crescita della cultura digitale degli italiani, spinta in larga misura dal coronavirus e dai conseguenti lockdown, che hanno portato a una maggiore familiarità con gli strumenti digitali anche in chiave di home banking e investimenti.

Lo sviluppo del settore Fintech, con la nascita di startup che propongono l’accesso a servizi finanziari attraverso modalità digitali, ha fortemente cambiato anche lo scenario degli investimenti, sia attraverso l’introduzione di modalità disruptive, ovvero non presenti prima, sia attraverso la trasformazione digitale di servizi bancari o finanziari prima offerti solo in modo tradizionale da player consolidati.

UN HUB DI FINANZA ALTERNATIVA AL SERVIZIO DEGLI INVESTITORI PROFESSIONALI

La crescita del mercato e le richieste dei clienti di investire in asset alternativi costituiscono senza dubbio una spinta per gli investitori professionali a muoversi in questa direzione. Muoversi all’interno di un settore così fluido e diversificato come quello dell’innovazione, che tocca pressoché tutti i settori merceologici, richiede competenze ed esperienze specifiche che non rientrano nel bagaglio abituale dei Private Banker o dei Family Office, ma appartengono più alla sfera del Venture Capital.

Per questo motivo Doorway non è (solo) una piattaforma di Equity Investing online, bensì un’ecosistema strutturato e completo di selezione, validazione, offerta e valorizzazione di real asset. Un vero e proprio hub di finanza alternativa in grado di affiancare Private Banker e investitori professionali e qualificati nel diversificare gli investimenti individuando le startup, scale up e PMI innovative a maggiore potenziale.

Un partner affidabile con cui crescere insieme ai vostri clienti.