Press "Enter" to skip to content

Doorway45: le novità normative fiscali relative ai PIR alternativi

Mercoledì 24 febbraio si è svolto il seminario “PIR: novità normative e chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate a sostegno del venture capital” organizzato da Doorway nel consueto format Doorway45: la serie di incontri online della durata di ’45 minuti dedicati all’approfondimento di temi legati all’Equity Investing con ospiti professionisti ed esperti di rilievo del settore.

L’ospite speciale del seminario è stato l’Avv. Marco Sandoli, esperto di diritto tributario, socio dello Studio Legale Tributario Di Tanno ed Associati, nonché investitore in startup innovative, che ha illustrato le novità normative e i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate riguardo lo strumento PIR Alternativo a supporto del Venture Capital.

Le recenti modifiche introdotte dal Decreto Rilancio hanno potenziato notevolmente questo strumento che, se fino a maggio 2020 risultava poco interessante per chi investiva in economia reale, adesso si dimostra particolarmente vantaggioso ed attraente per i benefici del suo regime di esenzione.

Il PIR fai da te è un contenitore fiscale in cui il singolo investitore può inserire gli investimenti che intende realizzare in modo del tutto autonomo. I benefici sono una totale esenzione delle imposte sue redditi, quindi dividendi e capital gain sono completamente esenti, ed è riconosciuta anche l’esenzione dall’imposta di successione. Il PIR nella versione fai da te fino a maggio del 2020 è rimasto inutilizzato perché la vecchia normativa sui PIR ordinari prevedeva dei limiti di investimento e dei limiti di concentrazione che di fatto rendevano questa versione dello strumento inutilizzabile. Si poteva investire un massimo di 30 mila euro all’anno per un totale massimo in cinque anni di 150 mila euro e si poteva concentrare sul singolo investimento al massimo il 10 per cento, cioè 3 mila euro per ogni strumento. Poco interessante per chi investiva in economia reale dato che tipicamente questi investimenti hanno un importo superiore ai 10 mila euro.

Marco Sandoli

A seguito delle recenti novità normative il limite di investimento (rimasto invariato per i PIR ordinari) è stato incrementato da 30 mila euro a 300 mila euro all’anno, per un totale massimo in cinque anni che passa da 150 mila euro a 1.5 euro MLN: importi che sicuramente consentono di costruire un portafoglio e sostenere il costo del servizio della società fiduciaria che gestisce l’operazione di creazione del PIR.

Nel PIR Alternativo possono essere inseriti strumenti finanziari i cui proventi non concorrono alla formazione dell’imponibile IRPEF per l’investitore, neanche per la c.d. quota libera. Il Decreto Rilancio ha introdotto la possibilità di inserire finanziamenti o crediti alle imprese i cui interessi devono essere tassati a titolo definito, quindi con la ritenuta a titolo di imposta o con l’imposta sostitutiva. Non possono dunque essere inseriti i classici finanziamenti soci alle SRL.

Possono essere inclusi nel PIR:

  • obbligazioni (es. mini-bond);
  • obbligazioni convertibili;
  • partecipazioni in SPA e SRL (tutte le SRL anche se il capitale non è sottoscritto tramite portale di equity crowdfunding).

Le partecipazioni societarie non devono avere natura non qualificata. 

Un elemento fondamentale che cambia completamente la prospettiva di utilizzo del PIR alternativo è il fatto che si possa investire in tutte le SRL mentre nella versione del PIR ordinaria nel 2019, secondo l’Agenzia delle Entrate, si poteva investire col PIR solo in quote di SRL che avessero fatto raccolta tramite portale di equity crowdfunding. Oggi il limite della raccolta tramite portale di equity crowdfunding è venuto meno quindi si può inserire qualunque quota di Srl.

Marco Sandoli

 I “nuovi” PIR alternativi introdotti dal Decreto Rilancio sono dunque uno strumento complementare ai PIR tradizionali, a sostegno dell’economia reale e proprio a tal fine i vincoli di composizione prevedono che:

  • non meno del 70 per cento (c.d. investimenti qualificati) del PIR deve essere investito in strumenti finanziari (qualificati e non)  emessi da imprese residenti in Italia, Stati UE o SEE purché abbiano stabile organizzazione in Italia, diverse da quelle inserite negli indici FTSE MIB e FTSE Mid Cap di Borsa italiana (es. AIM, molti titoli quotati sul segmento Star) o indici equivalenti di mercati regolamentati, ovvero prestiti erogati alle predette imprese o crediti delle stese, OICR PIR compliant. Gli investimenti qualificati possono essere detenuti anche tramite società veicolo italiane o straniere.
  • fino al 30 per cento (c.d Quota libera) può essere investito in attività divere da quelle qualificate purché tassate a titolo definito.

I limiti di concentrazione e di liquidità prevedono che non si posa investire più del 20 per cento del PIR alternativo su uno strumento emesso dal medesimo emittente o da altro soggetto appartenente al medesimo gruppo. L’investimento in liquidità non può superare il 20 per cento.

Vincoli di composizione, concentrazione e liquidità devono essere rispettati per almeno 2/3 dell’anno solare.

Venendo al regime di esenzione l’Avv. Spiega:

L’obiettivo di chi costituisce un PIR è quello di beneficiare di un regime di completa esenzione dalle imposte sui redditi. Il regime di esenzione presuppone che l’investimento che ha generato il reddito venga detenuto per 5 anni perché si vuole favorire la stabilità. Prima del decorso dei 5 anni l’esenzione è riconosciuta dopo di che, se l’investimento viene effettivamente detenuto per 5 anni questo regime di esenzione che è provvisorio diventa definitivo. Se invece per qualunque motivo si decidesse di disinvestire, il beneficio di cui si è goduto di fatto deve essere restituito, c’è un recupero della tassazione di quello che era stato esentato come il pagamento anche degli interessi.

L’altro elemento importante è la gestione di una eventuale Exit. Chi investe in startup e PMI innovative lo fa sapendo che non verrà distribuito nessun tipo di dividendo ma si aspetta ovviamente un capital gain che potrebbe intervenire naturalmente anche prima di 5 anni. In questo caso se si rinveste il provento della vendita entro 90 giorni si mantiene il regime di esenzione, se invece non si reinveste allora quel capitala gain è tassato in misura piena come se non fosse nel regime PIR.

Marco Sandoli

A rendere il PIR alternativo uno strumento ancora più interessante c’è anche il fatto di poter cumulare il regime di completa esenzione con i benefici previsti per investimenti in startup e PMI innovative. L’investimento tramite piattaforma in una startup innovativa permette di beneficiare fin da subito, cioè l’anno successivo in dichiarazione dei redditi, di una detrazione del 30-50% a seconda dei casi. In più, se si realizzasse un capital gain all’exit, ciò potrebbe anche consentire di non pagare nessun tipo di imposta.

Altro chiarimento fondamentale è quello per cui l’apporto nel PIR della quota di startup o PMI innovativa, per la quale l’investitore abbia già beneficiato della detrazione del 30% non è considerato una causa di decadenza dall’agevolazione. Questo è molto importante perché l’apporto nel PIR è considerato ai fini della normativa PIR come una cessione a titolo oneroso, quindi era sorto il dubbio che in virtù di questa qualificazione, che però è prevista solo ai fini della normativa PIR, potesse configurarsi un’ipotesi di decadenza dal regime di agevolazione al 30% che spetta nella misura in cui l’investimento sia detenuto per 3 anni. L’apporto di una startup già in portafoglio dentro il PIR non è considerato come una vendita ai fini della disciplina della startup innovativa.

Marco Sandoli

Ulteriore incentivo al PIR alternativo, la legge di stabilità 2021 ha introdotto per i PIR alternativi costituiti nel 2021 un credito d’imposta pari alle eventuali minusvalenze derivanti dagli <<investimenti qualificati>> realizzati entro il 31.12.2021 a condizione che siano detenuti per almeno 5 anni, per un massimo del 20 per cento dell’intera somma investita in <<investimenti qualificati>> fino al momento in cui è realizzata la minusvalenza. Il credito d’imposta i utilizza in 10 quote annuali nel modello di dichiarazione o tramite F24.

Per avere questo credito d’imposta bisogna aprire un PIR nel 2021, fare <<investimenti qualificati>> quindi sottoscrivere per esempio quote di startup innovative tramite Doorway entro il 31.12.2021, detenere questo strumento per 5 anni e se dopo questi 5 anni si fa l’exit e sfortunatamente si realizza una perdita, lo Stato mi da un credito di imposta pari all’intero investimento.

Marco Sandoli

La scelta di trattare l’argomento corrisponde alla volontà di Doorway di essere di supporto ai propri investitori non solo per effettuare le migliori scelte di investimento ma anche nel cogliere quelle opportunità normative fiscali di fare investimenti in startup e PMI innovative, usufruendo anche di un trattamento fiscale di favore. Tutte le raccolte di startup e PMI in raccolta sulla piattaforma Doorway sono peer compliant e quindi idonei alla quota del 70% di investimenti qualificati.