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Crowdfunding: il nuovo Regolamento Europeo

L’Unione Europea ha promulgato un nuovo regolamento che renderà più semplice e omogenea la prestazione di servizi di crowdfunding sul mercato unico Europeo e fornirà un maggiore tutela agli investitori. Fino ad ora, l’assenza di una legislazione UE in materia è stata causa non soltanto di limiti per le piattaforme nelle possibilità di rivolgere la propria offerta ad altri paesi, ma è stata anche un freno per le imprese nell’accesso alle opportunità e i vantaggi ottenibili dal crowdfunding.

La nuova disciplina UE non include nella sua applicazione le raccolte di crowdfunding che hanno ad oggetto ricompense e donazioni. Al fine di comprendere il suo ambito di applicazione facciamo dunque chiarezza su cosa sia il crowdfunding, a quali tipologie si applica la nuova normativa e che cambiamenti porterà con se.

Crowdfunding: cos’è e come funziona

Il crowdfunding (finanziamento collettivo) è un processo collettivo con il quale un gruppo di persone fornisce, attraverso piattaforme online, risorse economiche necessarie a sostenere la creazione e lo sviluppo di un prodotto o di un progetto

Un soggetto, una società o un’organizzazione che ha un progetto ma non i fondi per realizzarlo, può tentare di raccogliere risorse economiche di terzi attraverso una campagna di raccolta su una piattaforma online di crowdfunding. In essa verrà descritto il progetto e fissato il target di raccolta che dovrà essere raggiunto entro la fine della campagna.

Generalmente se l’obiettivo di raccolta viene raggiunto gli investimenti vengono finalizzati, in caso contrario non si procede con la finalizzazione e il sostenitore non perde nulla. 

Tipi di crowdfunding

Esistono varie tipologie di crowdfunding, ognuna con le proprie peculiarità. Di seguito riprendiamo le forme più diffuse:

  • Reward crowdfunding: consiste nel finanziamento di una campagna di raccolta al fine di ricevere una determinata ricompensa commisurata al contributo. Generalmente le piattaforme danno due o più scelte di contributo e, a seconda che il target della campagna sia raggiunto o meno, seguono due schemi: Keep-it-all (tieni tutto) oppure All-or-nothing (tutto o niente).
  • Donation crowdfunding: è il modello di crowdfunding impiegato soprattutto dalle organizzazioni no profit per finanziare iniziative senza scopo di lucro. Il sostenitore contribuisce al progetto senza aspettarsi un beneficio tangibile dalla donazione;
  • Lending crowdfunding: noto anche come Peer to peer lending, prevede che persone fisiche e giuridiche si prestino fondi reciprocamente, a un tasso di interesse più o meno alto e attraverso una piattaforma intermediaria, al fine di realizzare un progetto; 
  • Equity crowdfunding: consiste nel finanziamento di startup e PMI costituite in forma di Società di Capitali, attraverso piattaforme online autorizzate da Consob, tramite l’erogazione di un contributo finanziario in cambio di quote di partecipazione della società con diritti di tipo patrimoniale e amministrativo. L’investitore diventa quindi socio a tutti gli effetti della società finanziata.

Come anticipato, la nuova disciplina UE non include nella sua applicazione le raccolte di crowdfunding che hanno ad oggetto ricompense e donazioni. Sono dunque escluse le forme reward based e donation based e vi rientrano invece il Lending based e l’ Equity based.

A questo punto, vediamo cosa cambia con il Regolamento (UE) 2020/1503 del 7 ottobre 2020 e quali vantaggi porterà ad imprese e fornitori. 

Crowdfunding: cosa cambia con il nuovo Regolamento UE

Il nuovo Regolamento prevede che le piattaforme di crowdfunding possano ottenere dalle autorità europee competenti un passaporto europeo che permetta loro di operare in tutti gli Stati Membri. Allo stesso modo, adeguando le procedure interne di vigilanza e di controllo anche le imprese potranno accedere alla possibilità di raccogliere investimenti non più solo in Italia ma in tutto il territorio dell’Unione Europea.

Questo promuoverà il crowdfunding su scala europea e permetterà a startup e piccole imprese di ampliare la platea di potenziali investitori grazie alla possibilità di raccogliere finanziamenti in più paesi.

Il regolamento introduce anche una serie di rigorose tutele per la protezione degli investitori e modelli comuni per la presentazione dei progetti imprenditoriali proposti. Tra queste, il Test d’ingresso di verifica delle conoscenze e simulazione della capacità di sostenere perdite (art. 21), secondo quale il fornitore di servizi di crowdfunding deve valutare se i servizi che offre, e quali di essi, siano appropriati ai potenziali investitori non sofisticati che desiderano fruire di essi, attraverso la richiesta, tra le altre, di informazioni circa l’esperienza, gli obiettivi di investimento, la situazione finanziaria e la comprensione di base dei rischi legati all’investimento in generale.

Infine, il fornitore deve presentare loro un prospetto informativo con tutti i dettagli chiave per l’investimento, redatto dal titolare del progetto.

Si auspica che la maggiore protezione dai rischi potenzialmente connessi agli investimenti in crowdfunding possa rivelarsi un incentivo per lo sviluppo del settore.

Il Regolamento troverà applicazione circa un anno dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, più precisamente a partire dal 10 novembre 2021.