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Aziende: dove trovare soldi freschi?

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Fonte: il Sole24Ore

Nei nuovi scenari di crescenti incertezze la domanda che attanaglia molti imprenditori, come già riportato dal Sole 24 Ore, è: dove trovare il carburante per nutrire le proprie idee, gli investimenti necessari a finanziare l’attività d’impresa?

Ipotizziamo, fuori di ogni retorica ma a mero scopo esemplificativo, che dallo stato non arrivino più facilitazioni e che dalla UE arrivino spiccioli: come potrebbero, le aziende, trovare soldi freschi per investimenti?

Innanzitutto abbiamo le “fonti” classiche: famiglia e amici, prestiti in banca, emissione di obbligazioni, forme alternative di finanziamento come leasing, factoring e, per chi è un po’ più grande, anche la quotazione sul mercato AIM

Negli ultimi anni si sono affacciati nuovi strumenti per raccogliere fondi in modo strutturato. Due soluzioni, differenti tra loro, hanno dimostrato la loro efficacia: il Private equity crowdfunding e le Spacs

Private equity crowdfunding

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Investire nel capitale di rischio di una start up ( o di una Pmi), utilizzando piattaforme on line autorizzate Consob è una possibilità recente in Italia (5-6 anni circa). Le campagne (leggi startup) finanziate sono andate aumentando anno su anno.

Le quote per “entrare” nel crowdfunding sono spesso piccolissime, si parte da 300 euro o poco più. Il principio è semplice: tu cittadino comune hai la possibilità di finanziare “promettenti” startup.

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Una versione decisamente più evoluta del classico crowdfunding è il Private equity crowdfunding. Capire come funziona è il primo passo. “Noi creiamo una Srl che raccoglie tutti gli investitori che possono, attraverso la nostra piattaforma online, sottoscrivere l’investimento.” spiega Antonella Grassigli ceo di Doorway. “Una volta terminata questa fase si investe nella Startup o nella Pmi. Il veicolo creato è in pratica una Holding di partecipazione; come amministratore unico viene posto un auditor che fa parte del consiglio di amministrazione della società target. È fondamentale avere una figura senior, magari un fractional executive, che possa unire competenza e visione strategica, per supportare lo sviluppo dell’azienda investite, come un business angel: può essere la soluzione ideale per questo tipo di investimento.

Antonella Grassigli, CEO e co-founder DOORWAY

Una due diligence approfondita e un “ticket di entrata” significativo sono elementi fondanti del successo del Private equity crowdfunding. Ogni realtà che vi opera, come Doorway, ha delle sfumature operative che la rendono unica.

Aggiunge Grassigli. “Sicuramente il nostro approccio ha degli standard di riferimento per decidere quali investimenti proporre ai nostri investitori: come la due diligence approfondita sul modello di business e una forte presenza degli investitori nella realtà investita. Noi abbiamo più affinità con un network di angel investor: non ci limitiamo a raccogliere e mettere soldi in startup o Pmi. Seguiamo il percorso dell’azienda da quando entra nella nostra piattaforma a quando ne esce. I nostri servizi includono un mentoring continuo che, grazie agli stessi investitori, permette all’azienda di poter avere sempre advisors che sono estremamente interessati a far funzionare l’azienda, avendoci investito”.

Il concetto di Due diligence, presente nel Private equity crowdfunding, è il fattore che ogni investitore professionale pretende.

Angela Montanari, Angel Investor e socio DOORWAY

La Due diligence è il primo passo per comprendere di cosa stiamo parlando“, spiega Angela Montanari, Angel Investor su Startup, attiva anche in investimenti su Pmi tramite soluzioni di di questo tipo. “Avere la totale comprensione dell’attività dell’azienda, le sue dinamiche interne, la storia dei suoi fondatori è vitale per comprendere se ammetterla nel mio portafoglio. Inoltre le informazioni periodiche tramite dashboard sugli investimenti fino alla exit è un fattore differenziale e di valore.”

Ma come si può “uscire” da un investimento in Private equity crowdfunding? Da investimenti normali, quali azioni o beni fisici, si può uscire vendendo. Il crowdfunding classico non permette un’exit o valorizzazione finché non si vende. Cosa differente con questa soluzione di investimento.

Essendo aziende dove il monitoraggio e il supporto sono continui, il Private equity crowdfunding permette a un investitore di seguire il suo investimento nella massima trasparenza”, dichiara Angela Montanari. “Come investitore, ricerco sempre soluzione di investimento di qualità. Di qui la mia scelta di utilizzare questa tipologia di investimento. Vi sono differenti soluzioni di investimento, sia start up che PMI, con il denominatore comune del forte orientamento all’innovazione. Penso poi al monitoraggio dell’investimento attraverso report periodici dalle società target. Infine la soluzione di exit molto chiara fin da prima di decidere di investire, che prevede la vendita  ad aziende dello stesso mercato, la vendita a VC (e la conseguente liquidazione degli investitori presenti) dove l’imprenditore è uscente, oppure la quotazione AIM o Euronext. Un totale di 3 soluzioni”.

È bene ricordare che questa soluzione di raccolta fondi è regolamentata da Consob. Il Private equity crowdfunding si dimostra essere una tipologia di raccolta finanziaria che permette a Startup e Pmi di confrontarsi con un pubblico di investitori più maturi ed “istruiti”, rispetto al classico equity crowdfunding. Per gli investitori questa soluzione offre differenti vantaggi oltre l’investimento: entrare in una rete di investitori maturi, che può portare ad altre opportunità di affari, crescita di relazioni personali e professionali. In tempi di crisi, come scrivevo in passato su queste pagine, è sempre bene avere una rete di contatti “extra lavoro”.

(continua l’approfondimento su il Sole24Ore )

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